Interpretare il Digesto

Storia e metodi

a cura di Dario Mantovani, Antonio Padoa Schioppa

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Collana: Pubblicazioni del CEDANT

Area Tematica: Scienze giuridiche

ISBN: 978-88-6952-022-8

Anno: 2014

Pagine: 792

Formato: 17 x 24 cm

Prezzo: 68,00 € Info acquisti

- Opera valutata e approvata dal Comitato scientifico-editoriale -

Il Digesto composto da Giustiniano nel VI secolo scomposto nel prisma delle sue molteplici letture, dall’antichità a oggi: romanisti e storici del diritto si incontrano in questo volume con l’intenzione di offrire, per la prima volta, una visione complessiva della genesi e delle vicende interpretative di un libro che ha costituito la sintesi del pensiero giuridico classico e il punto di partenza del diritto europeo. Partendo dall’assunto che vi sono «tanti Digesti, quanti lettori», il volume sceglie di rimettere al centro dell’attenzione il testo e di coglierne l’incidenza nelle pratiche esegetiche, normative, teoriche o storico-filologiche che si sono succedute dall’età bizantina in poi. Non è un tentativo, dunque, di tracciare una storia complessiva (e continuistica) dal diritto antico a quello moderno, ma la riaffermazione e in alcuni casi la riscoperta del ruolo che il Digesto ha via via svolto come elemento testuale di questa storia. Grazie all’impianto di lunga durata e ai diversi stili di ricerca degli autori, il volume consente di apprezzare le ricorrenze e i mutamenti nelle ideologie, negli scopi e nei modi di lettura lungo i secoli e fornisce così utili indicazioni anche per le letture attuali. Frutto di un innovativo progetto di alta formazione e ricerca, il «Collegio di diritto romano» organizzato dal Centro di studi e ricerche sui Diritti Antichi (CEDANT) dello IUSS di Pavia, con il concorso di docenti di Università europee e di giovani studiosi di qualificata formazione, il volume si compone di ventitré saggi, articolati in quattro sezioni, introdotte da una rassegna delle principali chiavi di lettura. La prima sezione presenta la genesi del Digesto, mostrandone il radicamento nella cultura e nelle esigenze della Tarda Antichità, durante la quale le opere dei giuristi non hanno mai cessato di circolare; la familiarità con la cultura giuridica classica viene rintracciata anche nella legislazione giustinianea e nell’accoglienza ricevuta dal Digesto nel mondo bizantino.
I saggi della seconda sezione esplorano il Digesto come ‘sottotesto’ imprescindibile del diritto comune, nella sua dimensione più propriamente normativa: dai glossatori fino alle soglie della codificazione, i principali atteggiamenti degli interpreti sono presentati attraverso panoramiche generali o casi mirati. La terza sezione verte sulle letture che si potrebbero definire ‘proibite’, che si affermano quando cessa il ruolo più propriamente normativo del diritto romano e si esplora con più libertà la natura del Digesto quale prodotto culturale storicamente determinato. Diviene allora contrappunto delle norme codicistiche, piattaforma di traduzioni che rinnovano l’italiano giuridico a contatto con il francese, fino a subire una decostruzione che riporta in vita – come in un’operazione alchemica, anche se sorvegliata dalla migliore filologia – le opere che i giustinianei avevano ridotto a frammenti; in questa riconduzione del Digesto alla storia, persino la genuinità del testo viene messa in discussione. Chiude il volume una lettura a tre voci sul tema della prova testimoniale, dal punto di vista del diritto romano, del diritto comune e del diritto codificato: un esperimento per mostrare i punti di contatto e le differenti sensibilità storiografiche, auspicio di un possibile dialogo tra cultori della storia giuridica di epoche diverse, ma accomunate dalla presenza del Digesto giustinianeo.


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