Diritto romano e economia. Due modi di pensare e organizzare il mondo (nei primi tre secoli dell'Impero)

a cura di Elio Lo Cascio, Dario Mantovani

tutti i libri di Dario Giuseppe Mantovani Elio Lo Cascio

Collana: Pubblicazioni del CEDANT

Area Tematica: Scienze giuridiche

ISBN: 978-88-6952-094-5

Anno: 2018

Pagine: 844

Formato: 17 x 24

Prezzo: 80,00 € Info acquisti

- Opera valutata e approvata dal Comitato scientifico-editoriale -

Che il diritto, di oggi e di ieri, regoli conflitti di interesse che sorgono principalmente intorno a ‘fatti’ economici (appropriazione, produzione, consumo e scambio di beni; erogazione e fruizione di servizi; prestazione e utilizzazione del lavoro; operazioni di risparmio e investimento) è fuori di dubbio.
Più controverso è invece il rapporto fra il diritto e l’economia intesa come ‘teoria’, cioè come studio dei sistemi economici per individuarne le leggi di funzionamento. Chi ha il compito di stabilire il diritto (giuristi, legislatori o giudici) può e deve tenere conto – questa è la domanda cruciale – delle indicazioni della teoria economica, per risolvere i conflitti nel modo più conforme all’obiettivo ritenuto preferibile (in termini di ricchezza generale e della sua distribuzione), retroagendo tramite il diritto sul sistema economico stesso?
Porre questo interrogativo a proposito del mondo romano moltiplica le difficoltà. La discussione sulla natura stessa dei sistemi economici antichi è infatti vivace e ancora aperta; sono scarse, poi, le fonti che permettano di quantificare i fatti economici; soprattutto, la teoria economica è una conquista moderna, e le consapevolezze dei Romani, che pure non mancavano, non si costruivano in sistema: interrogarsi sul rapporto tra ius ed economia rischia perciò l’anacronismo.
Chiamare in causa il diritto romano e metterlo a contatto con la dimensione economica ha dunque un valore innanzitutto metodologico e sollecita una serie di questioni: in che modo la nascita moderna della teoria economica ha influito sulla storia degli studi giuridici (e reciprocamente, quanto la lettura del Corpus Iuris Civilis ha influito sull’elaborazione moderna di concetti economici)? Le fonti giuridiche romane possono essere utilizzate come documenti di fatti economici? I giuristi romani applicavano valutazioni economiche nel risolvere i casi o invece si facevano guidare da valori qualitativi e non quantitativi? Può anzi il diritto essere considerato una tecnica di governo che, nel mondo antico, prende il posto occupato, oggi, dall’analisi economica?
Sono le domande affrontate da questo volume, frutto dell’undicesima edizione del Collegio dei diritti Antichi CEDANT, attraverso ventuno interventi, di docenti e allievi, storici del diritto e dell’economia: la novità di questo esperimento sta nel porre in modo chiaro le domande, per permettere un confronto approfondito.


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